Osservatorio per la valutazione del sistema universitario

Programma di ricerca
Valutazione dell'efficacia di istruzione universitaria rispetto
alla possibilità di occupazione nel mercato del lavoro

A conclusione dei lavori è stata predisposta una relazione finale:

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Premessa

L'interesse che ormai da diversi anni presenta il problema della valutazione della performance dei servizi pubblici ha condotto non solo alla formulazione di definizioni sul piano teorico, ma anche all'utilizzo di metodologie statistiche come strumento per una tangibile misurazione del loro livello. Nella molteplicità dei servizi pubblici offerti un settore di particolare e delicata importanza, soprattutto per le implicazioni che esso comporta in ogni ambito economico-sociale, è quello dell'educazione e, più in particolare, quello dell'istruzione universitaria. Il problema di effettuare una valutazione di questo specifico servizio in termini di misurazioni attraverso strumenti statistici ha assunto notevoli proporzioni e, a testimonianza di quanto appena detto, vi è la presenza di una vasta letteratura sviluppatasi soprattutto in questi ultimi anni, sia a livello nazionale che internazionale. In generale il concetto di performance si identifica nelle accezioni di efficienza e di efficacia. Il primo termine viene in genere definito come il rapporto tra il risultato offerto dal servizio, l'output, e le risorse impiegate per l'erogazione del servizio medesimo, l'input. Il principale problema nella valutazione dell'efficienza è legato alla definizione e misurazione delle componenti sia dell'input che dell'output: occorre principalmente definire alcuni criteri di individuazione e valutazione di variabili idonee a rappresentare gli elementi dell'uno e dell'altro. Per quanto riguarda l'efficacia, pur essendovi una moltitudine variegata di definizioni di tale espressione, quella che appare essere la più generale è la seguente: quanto più un risultato che noi otteniamo in una determinata attività corrisponde a quello atteso, tanto più efficace si presenta il servizio offerto. L'efficacia si distingue in termini assoluti da quelli relativi qualora essa si basi sul confronto tra il servizio erogato in seguito ad uno specifico intervento e quello in assenza di interventi; oppure in seguito ad interventi alternativi, o infine se più unità operative offrono lo stesso servizio eseguendo lo stesso tipo di intervento. Nell'ambito dell'istruzione universitaria l'analisi dell'efficacia può assumere un'importanza maggiore rispetto all'efficienza quando ci riferiamo al rapporto tra il risultato della formazione e contesti socioeconomici esterni, quali ad esempio il mercato del lavoro. La ricerca qui proposta ha l'obiettivo di sviluppare un'analisi sulla valutazione dell'efficacia proprio in riferimento a quanto appena detto.

Obiettivi della ricerca

Definizioni e obiettivi generali

Concettualmente, l'efficacia nell'ambito dell'istruzione universitaria si suole definire come la misura del "progresso" ottenuto dagli studenti rispetto a quello atteso. In che misura e che cosa debba essere adottato come elemento rappresentativo del progresso di uno studente, in particolar modo di quello atteso, è tuttavia di difficile definizione. Certamente una siffatta affermazione induce a considerare un particolare aspetto dell'efficacia, definito come efficacia interna, vale a dire il grado di soddisfazione dello studente (utente) rispetto a determinati risultati conseguiti grazie ai servizi offerti dai singoli corsi di laurea (unità operative), rilevabili al momento in cui tali servizi terminano. Ma l'analisi sulla validità del sistema universitario, sempre in termini di efficacia, non può prescindere da una connessione con ambiti economici e sociali esterni al servizio offerto. Sotto questo aspetto, definito come aspetto esterno dell'efficacia, un'analisi che è possibile effettuare riguarda la valutazione dell'efficacia della formazione universitaria rispetto al mercato del lavoro. In particolare, essa può essere rilevata almeno rispetto a: i) tempi di ingresso, cioè arco di tempo tra il momento della laurea e il momento dell'occupazione; ii) possibilità di occupazione corrispondente al tipo di formazione raggiunta dai singoli individui. Con riferimento a questi due ultimi aspetti è certamente importante condurre analisi di tipo descrittivo e ottenere indicatori (come ad esempio valori medi, percentuali di valori come pure valori assoluti) di efficacia per gruppi disciplinari (gruppi di facoltà), se non addirittura per ogni tipo di facoltà. Ma assai più importante anche ai fini dell'attuazione di eventuali politiche di intervento volte ad incrementare il livello di efficacia, è la individuazione e soprattutto la valutazione di fattori che influiscono i risultati dell' efficacia medesima; si pensi ad esempio alla durata media degli studi, alla votazione media degli esami degli studenti, alle estrazioni sociali degli studenti, al sesso, all'età, etc…; uno studio in tal senso richiede, come vedremo, un'informazione statistica adeguata e l'impiego di modelli statistici appropriati.
 

I dati disponibili

Alcune analisi tra quelle precedentemente menzionate sono di possibile realizzazione utilizzando: a) le informazioni sulla condizione occupazionale dei laureati raccolte in occasione dell'ultima indagine Istat del 1995 sull'inserimento professionale dei laureati. L'obiettivo fondamentale di tale indagine è infatti quello di verificare lo stato occupazionale nel 1995 degli studenti laureati nell'anno solare 1992 e, a questo fine sono stati rilevati il livello di occupazione dei laureati, ripartita per rami di attività, per territori residenziali, in base al sesso, al corso di laurea, come pure quello anteriore alla laurea e i tempi di accesso sul mercato del lavoro; sempre da questa indagine si dispone dei dati relativi alla condizione di disoccupazione, al secondo lavoro, al grado di utilizzo e valutazione della formazione universitaria, alle modalità con cui i laureati hanno ottenuto l'attuale lavoro, al grado di soddisfazione della condizione lavorativa ottenuta, alla formazione professionale post lauream, nonché alla mobilità territoriale, al curriculum studi ed infine all'estrazione sociale dei laureati; b) le collezioni campionarie di dati individuali rese disponibili dall'Istat. I dati di cui stiamo parlando si presentano secondo una struttura gerarchica, vale a dire raccolti e disponibili in livelli successivi: si parte da quello individuale, rappresentato dal singolo laureato, di cui si conoscono determinate informazioni (sesso, età, etc...); vi è poi il livello disciplinare (studenti e laureati per singole facoltà) ed infine il livello ateneo (gruppi di facoltà per ogni ateneo).
 

Obiettivi specifici e metodologie statistiche

Utilizzando buona parte di questi dati pubblicati è possibile effettuare un'analisi volta a misurare l'efficacia dell'istruzione universitaria vista come risultato che gli studenti hanno raggiunto nell'ambito del mercato del lavoro grazie al contributo del servizio offerto (cioè laurea conseguita) tenendo conto di determinati fattori, quali l'età, il sesso, il luogo in cui i laureati cercano la loro prima occupazione, il curriculum studi precedente all'università (tipo di scuola superiore), voto medio degli esami e così via. In altri termini è possibile effettuare analisi per individuare l'influenza dei suddetti fattori sul livello di efficacia esterna dell'istruzione universitaria. L'esistenza di questa tipologia di dati e la necessità di verificare se e in che misura questa struttura influenzi il fenomeno che vogliamo studiare (vale a dire le relazioni intercorrenti tra la formazione universitaria e l'ingresso nel mondo del lavoro in base a tempi di ingresso e possibilità di occupazione), richiedono l'impiego di modelli lineari gerarchici. Questi modelli sono un'estensione dei modelli di regressione classici al caso multilivello e sono stati ampiamente utilizzati in vari campi applicativi ma in modo particolare nell'ambito del settore educativo. Come è noto nei dati con una struttura a livelli successivi le singole unità (individui) sono aggregate in unità di livello superiore che a loro volta possono essere raccolte in gruppi (cluster) di ordine più elevato. Nell'ambito dell'istruzione universitaria i dati presentano, come già precedentemente detto, un'analoga struttura gerarchica. Nei modelli multilivello possiamo dire, in generale, che l'interesse principale è comune a quello dei modelli classici di regressione, vale a dire descrivere come il valore atteso condizionato ad un insieme di variabili esplicative possa essere spiegato da tali variabili mediante una funzione lineare. Tuttavia, a differenza del modello classico tale funzione, proprio in virtù della struttura gerarchica dei gruppi, è assunta variabile da un gruppo all'altro. Questa variabilità è imputabile non soltanto ad attributi relativi alle singole unità elementari ma anche alle caratteristiche proprie dei gruppi che in qualche modo si riflettono sulle unità elementari. Inoltre, tali modelli diversamente da quelli classici di regressione consentono di: a) modellare oltre che le medie anche le varianze, al fine di stimare la struttura di variabilità dei vari livelli di gerarchia dei dati; b) considerare nel modello variabili esplicative specifiche per ogni gruppo; c) correggere gli errori standard dei parametri (in quanto viene rimossa l'ipotesi di indipendenza per le osservazioni appartenenti allo stesso gruppo; d) stimare un modello di tipo lineare quando i gruppi sono molto numerosi (e perciò non possono essere stimati modelli separati per ogni gruppo); e) calcolare l'effetto gruppo nel modello.

Composizione del gruppo di ricerca

La ricerca verrà svolta dalla dott.ssa Matilde Bini.

Programmi di ricerca
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aggiornamento: 16/9/99