Tabelle e figure
nel testo
Tabella 1
19nni, maturi, iscritti al I anno, iscritti in corso, iscritti nei CL e
nei DU, laureati
Tabella 1bis
19nni, maturi, iscritti al I anno, iscritti in corso, iscritti nei CL e
nei DU, laureati
(numeri indici 1961= 100)
Tabella 2
Popolazione di 19nni al 1° gennaio, 1981-2013, per regione (valori assoluti)
Tabella 3
Popolazione di 19-25nni, media per anno, 1981-2013, per regione (valori
assoluti)
Tabella 4
Stima del tasso di successo relativo a laureati del 1996 per ripartizione
geografica in
rapporto agli iscritti al I anno dell'a.a 1987/88 (tutti gli atenei)
Tabella 5
Studenti equivalenti per raggruppamento di facoltà e per ripartizione geografica
(corsi di
laurea, università statali, a.a 1994/95) (valori assoluti)
Tabella 6
Studenti equivalenti per raggruppamento di facoltà e per ateneo (corsi
di laurea, università
statali, a.a 1994/95) (valori assoluti)
Tabella 7
Rapporto tra studenti equivalenti e studenti iscritti per raggruppamento
di facoltà e per
ripartizione geografica (corsi di laurea, università
statali, a.a 1994/95)
Tabella 8
Rapporto tra studenti equivalenti e studenti iscritti per raggruppamento
di facoltà e per
ateneo (corsi di laurea, università statali, a.a 1994/95)
Figura 1
19nni, maturi, iscritti al I anno CL e DU, laureati in Italia
Figura 2
Rapporti tra: maturi ed iscritti al I anno su 19nni; iscritti al I anno
su maturi
Figura 3
Maturi, iscritti al I anno CL e DU, laureati (numeri indice 1961= 100)
1.
Premessa
Alcuni dati relativi all'università
italiana vengono spesso considerati immutabili, per cui si continua, per
esempio, a sostenere che si laurea soltanto il 30% degli immatricolati
e che il rapporto tra laureati e popolazione in età di laurea è in Italia
molto minore che in altri paesi sviluppati.
In realtà, come gli
addetti ai lavori sanno, si sono registrati e si registrano cambiamenti
nella evoluzione della domanda di formazione universitaria e anche nei
risultati che il sistema universitario sta conseguendo in termini di numero
di laureati. Non riconoscere i cambiamenti equivale a rinunciare da un
lato alla valorizzazione di quel poco (o tanto) che è stato fatto in questo
periodo, dall'altro all'impiego delle indicazioni che la dinamica reale
può fornire al fine di favorire un esito positivo del percorso innovativo
di sviluppo del sistema.
Per questi motivi
si è ritenuto opportuno riportare nelle tabelle di questo numero di UR,
dedicato alla Programmazione del sistema universitario, alcune serie storiche
sulla popolazione dei diciannovenni e dei giovani da 19 a 25 anni (inclusa
la previsione della loro evoluzione per i prossimi 15 anni), sui diplomati
dalle scuole secondarie superiori (maturi), sugli iscritti all'università
(al I anno in corso e in totale) e sui laureati, nonché alcuni rapporti
e indicatori (quale quello degli "studenti equivalenti"), disaggregati
anche per facoltà e per regione o ripartizione geografica, in modo che
ciascun lettore possa analizzarle in relazione ai suoi interessi e alle
sue curiosità.
Le analisi e i commenti
che si presentano nelle pagine che seguono non sono certamente esaustivi
e hanno soprattutto lo scopo di illustrare come vanno interpretati i dati
e di richiamare i principali punti di debolezza e le dinamiche positive
del sistema universitario italiano.
In sintesi, li possiamo
così riassumere:
§ la popolazione italiana
in età universitaria (nelle classi di età tra 19 e 25 anni) è in una fase
di pronunciata diminuzione e si prevede che continuerà a diminuire almeno
per i prossimi 20 anni; verosimilmente nei prossimi 5 anni si avrà la diminuzione
maggiore, più di 100 mila unità per i diciannovenni;
§ tale diminuzione
non ha avuto per il momento un forte impatto sul numero degli studenti
iscritti in complesso all'università, ma è facile prevedere che ne avrà
nei prossimi anni: infatti se ne vedono già gli effetti sul numero degli
immatricolati;
· i corsi a ciclo
breve di diploma universitario, istituiti innovativamente in Italia dall'anno
accademico 1992/93, non hanno sinora "attratto" una quota di domanda di
formazione paragonabile a quanto avviene in altri paesi verosimilmente
anche perché i diplomi universitari sono stati attivati soprattutto con
percorsi in parallelo rispetto ai corsi di laurea (ove in generale i corsi
a ciclo breve hanno un'utenza maggiore di quelli a ciclo lungo); tra gli
iscritti al primo anno di università quelli iscritti ai corsi di diploma
universitario sono ora circa l'8% e ciò rappresenta ancora un punto di
debolezza del sistema, tanto più che nel nostro paese è quasi assente anche
il canale formativo post-secondario non universitario (una analisi più
approfondita in merito alla evoluzione dei diplomi universitari è contenuta
in "La verifica dei piani di sviluppo dell'università 1986-90 e 1991-93",
DOC 4/97 dell'Osservatorio);
§ i tassi di abbandono
degli studi universitari sono ancora rilevanti e la durata effettiva degli
studi è in media assai più elevata di quella prevista dagli ordinamenti;
infatti, le rilevazioni statistiche sull'istruzione universitaria svolte
dall'Istat e dal Murst mettono in evidenza che, mediamente, all'incirca
il 25% degli studenti che si iscrivono all'università non si iscrivono
al secondo anno, il 10% non si iscrive al terzo anno e il 5% non si iscrive
al quarto anno, e che il numero medio di anni necessari per arrivare alla
laurea è di circa 7 anni a fronte di una durata legale media di 4,4; tra
l'altro mentre il tasso di abbandono è diminuito, la durata effettiva degli
studi è aumentata in molte facoltà;
§ il totale degli
studenti iscritti all'università è risultato negli ultimi anni superiore
a 1.650.000, ma, per quanto detto al punto precedente, molti di questi
sono studenti iscritti fuori corso (che negli ultimi anni sono aumentati)
e gli studenti in corso sono soltanto poco più di 1 milione e 100 mila
unità; in termini di "studenti equivalenti" (cioè come se fossero studenti
che sostengono tutti gli esami previsti dall'ordinamento didattico in ciascun
anno di corso), la domanda effettiva di formazione universitaria nel 1994/95
è stata pari a 650.000 unità che rappresentano soltanto il 40% circa degli
studenti iscritti (questa informazione è particolarmente importante quando
si effettuano confronti internazionali sulle risorse pro-capite impiegate
nella formazione universitaria);
§ oggi giunge alla
laurea più del 40% degli immatricolati, mentre a metà degli anni '80 se
ne laureavano soltanto il 30%; si tratta di un segnale certamente positivo
di recupero di efficienza del sistema al quale si aggiunge anche l'aumento
del rapporto laureati su popolazione in età di 24 anni che è passato dal
9,5% dell'anno 1990/91 al 12,3% del 1996/97 ; tenendo conto della diminuzione
della popolazione è prevedibile che tale rapporto giungerà in pochi anni
a circa il 16%, allineandosi così alle analoghe percentuali per i diplomati
dai cicli lunghi degli altri paesi.
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aggiornamento: 28/10/98