
Osservatorio
per la valutazione del sistema universitario
Luigi Biggeri
Programmazione
e valutazione
dello sviluppo
del sistema universitario
Reprint dell'articolo pubblicato
su:
La programmazione del sistema
universitario, "UR", 2 (1998)
Reprint 1/98 - ottobre 1998
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Indice
1.
Premessa: la valutazione dei precedenti piani di sviluppo
2. Lo sviluppo e la
programmazione del sistema universitario secondo il nuovo regolamento:
le innovazioni più rilevanti
3. L'opportunità
di alcuni chiarimenti e di integrazioni al regolamento
4. La necessità
di costruire un vero sistema di programmazione e di valutazione: le azioni
da implementare
Appendice
Figura 1 Gli
attori e le procedure della programmazione DPR 27.1.98, n. 25
Figura 2 Processo
di programmazione - controllo, processo di valutazione e loro interazioni
1. Premessa: la
valutazione dei precedenti piani di sviluppo
Nel novembre 1997,
dopo un lavoro molto approfondito protrattosi per quasi un anno, l’Osservatorio
per la valutazione del sistema universitario ha concluso la verifica dell’attuazione
dei Piani di sviluppo dell’Università relativi agli anni 1986-90
e 1991-93. Le metodologie di valutazione impiegate e i risultati della
verifica, illustrati nel documento Doc 4/97, vengono riportati in questo
numero di UR poiché, a nostro avviso, dalla loro lettura si possono
trarre utili insegnamenti, tanto ai fini della valutazione della seconda
fase della programmazione universitaria in Italia in vigore in quel periodo,
quanto per i criteri da seguire e per le attività da implementare
per la programmazione del sistema universitario.
Proprio per questo
motivo, prima di analizzare il nuovo Regolamento che disciplina i procedimenti
relativi allo sviluppo e alla programmazione del sistema universitario,
riteniamo opportuno sintetizzare i principali problemi rilevati, anche
perché se ne possono trarre utili indicazioni per ulteriori riflessioni
e “aggiustamenti” delle nuove procedure in fase operativa.
Dalle analisi e verifiche
svolte è emerso che in occasione dei piani 1986-90 e 1991-93 vi
sono state molte difficoltà di attuazione e di realizzazione degli
obiettivi programmati dovute, principalmente, ai seguenti motivi:
non chiara o addirittura
mancata definizione ex-ante degli obiettivi, generali e specifici, che
si volevano perseguire; questi, anche quando menzionati (ad esempio per
il piano 1991-93) spesso non erano veri e propri obiettivi, rappresentando
piuttosto l’indicazione di strumenti da impiegare per il raggiungimento
di finalità più generali (si vedano in proposito le proposte
di nuove istituzioni di università e corsi di laurea);
mancanza di una
indicazione stringente degli strumenti e delle modalità attraverso
le quali raggiungere gli obiettivi;
non sufficiente
specificazione dei tempi delle varie fasi di realizzazione dei piani;
presenza di sfasamenti
tra interventi previsti e disponibilità delle risorse finanziarie,
che pure sono state piuttosto consistenti;
mancata definizione, in
modo preciso, dei criteri di ripartizione delle risorse tra gli atenei;
in particolare nella normativa si faceva riferimento non ai criteri ma
alle variabili di cui si doveva tener conto senza precisare il loro ordine
di importanza, per cui ogni organismo coinvolto nell’indicazione e/o valutazione
dei criteri da adottare e adottati poteva far riferimento ad una graduatoria
propria assegnando più importanza alle variabili che riteneva prioritarie;
carenza, almeno
in termini normativi, del necessario coordinamento tra l’assegnazione delle
risorse per le specifiche iniziative e quelle dei fondi per l’edilizia
e per le grandi attrezzature scientifiche;
notevoli carenze
degli aspetti procedurali e organizzativi; per quanto riguardi i primi,
il processo di formazione dei documenti di programmazione è risultato
complesso e lento provocando notevoli ritardi rispetto ai tempi previsti
per la predisposizione ed approvazione dei piani; il processo decisionale
ha forse interessato troppi attori e, comunque, particolarmente delicato
si è rivelato il passaggio dei piani nelle Commissioni parlamentari
dove si sono espresse le istanze più forti verso una incontrollata
proliferazioni di sedi e di istituzioni, al di fuori di una logica programmatoria,
senza un’adeguata valutazione tecnica delle risorse minime necessarie e
della domanda effettiva di istruzione universitaria e un qualsiasi coordinamento
tra le strutture già esistenti (in alcuni casi sono state previste
nuove facoltà e/o nuovi corsi di laurea che non erano stati neppure
richiesti dalle università);
le iniziative previste
dai piani per il raggiungimento di alcuni obiettivi sono state molte, e
forse troppo numerose; si rilevano inoltre vari “scollamenti” tra obiettivi,
iniziative e strumenti impiegati, e varie difficoltà nelle procedure
di attuazione;
nell’individuazione
delle nuove iniziative di offerta didattica non sembra si sia proceduto
secondo una logica di programmazione dello sviluppo delle strutture universitarie
sul territorio facendo specifico riferimento ai flussi territorialmente
stimati della domanda di istruzione universitaria (cioè verificando
i potenziali bacini di utenza delle nuove iniziative), ai possibili sbocchi
professionali (fabbisogni formativi del Paese) e alle infrastrutture esistenti;
in sostanza non sono state effettuate puntuali valutazioni delle iniziative,
né in termini assoluti, né in termini comparativi di compatibilità
con il sistema nel suo complesso; è così prevalsa ancora
una volta, almeno in gran parte, la logica incrementale e della distribuzione
a pioggia, senza che mai si sia ritenuta opportuna la valutazione dell’eventuale
soppressione delle iniziative preesistenti non valide e/o di quelle nuove
che non riescono a conseguire gli obiettivi previsti;
non è stata definita
la strategia da seguire per programmare e organizzare i singoli interventi,
partendo da analisi e valutazioni fatte con riguardo e nell’ambito del
bacino territoriale di utenza interessato con proposte di modelli organizzativi
dell’università diversi a seconda delle diverse situazioni, e neppure
sono stati definiti i criteri per valutare le diverse fasi di attuazione
delle iniziative e per verificare se quelle sviluppate avevano avuto successo
o meno;
la valutazione delle
singole iniziative a livello di ateneo, indispensabile per capire gli effetti
degli interventi e l'effettivo funzionamento del sistema universitario
nelle sue varie componenti, è stata, comunque, impedita dall’assenza
di un’adeguata ed omogenea documentazione dei singoli atenei, che presentasse
gli elementi (quali la definizione ex-ante degli obiettivi delle singole
iniziative proposte, dei tempi necessari per il loro perseguimento, delle
risorse statali necessarie, delle capacità di autofinanziamento
locale) indispensabili per una valutazione ex-post dei risultati conseguiti;
infine, come del
resto è già emerso dai punti precedenti, la mancanza di qualsiasi
riferimento ai criteri da impiegare sia per la valutazione ex-ante dei
presupposti per le iniziative da attivare, sia per la valutazione ex-post
delle iniziative avviate e del perseguimento degli obiettivi previsti;
tra l’altro non è stato mai indicato chi (e come) doveva fare le
valutazioni successive previste dalla legge 245/90.
Concludendo la premessa-sintesi
del documento, l'Osservatorio puntualizzava come, in relazione a quanto
emerso, occorresse certamente un ripensamento complessivo delle norme e
delle procedure della programmazione del sistema universitario, anche alla
luce delle opportunità di delegificazione offerte dalla legge 57/97
(la cosiddetta “Bassanini 1”), alla luce della autonomia dei singoli atenei
e nell'ambito del coordinamento e delle verifiche di coerenza per lo sviluppo
dell'intero sistema nonché di valutazione dei risultati da parte
del livello centrale. Le osservazioni e le indicazioni sopra riportate
in sintesi, e in modo più esteso nel documento citato, dovevano
consentire, a nostro avviso, di individuare le linee in base alle quali
operare per la revisione delle regole. E, infatti, si concludeva affermando
che certamente -pur nell'ambito dell'autonomia delle singole sedi- i punti
chiave delle norme sulla programmazione del sistema universitario dovevano
riguardare le procedure per la individuazione degli obiettivi e delle proposte
e i livelli decisionali relativi, le analisi di supporto alle proposte,
le verifiche e l'accreditamento ex-ante delle nuove iniziative (che per
l'attivazione di nuove facoltà e corsi potevano essere fatte dai
Nuclei di valutazione interna delle università) e le valutazioni
ex-post della qualità effettiva di tali iniziative e dei risultati
conseguiti, nonché le regole per l’eventuale soppressione di atenei,
facoltà e corsi già esistenti.
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aggiornamento: 25/1/99